
Zaha Hadid è indiscutibilmente riconosciuta dallo storico Prestinenza Puglisi come una dei tre geni dell’architettura degli anni Novanta insieme a Rem Koolhaas e Frank O. Gehry, raggiungendo un design tanto sperimentale quanto sofisticato, diventando tra i capostipiti di un approccio progettuale che sfrutta in tutto e per tutto le infinite possibilità della geometria parametrica. (https://giusybaffi.com/decostruttivismo-architettura-spazio-in-evoluzione/ )
Nel cuore di Dubai, a metà strada tra il Burj Khalifa, la torre che con i suoi 828 metri d’altezza detiene il primato l’edificio più alto del mondo e il nuovo Dubai Water Canal, è stato inaugurato nel 2020 un altro punto di riferimento per la città: The Opus di Zaha Hadid, un edificio in vetro a specchio occupato da un hotel, uffici, appartamenti serviti e diversi ristoranti.
La costruzione è stata progettata interamente da Zaha Hadid sia per l’architettura che per il design di ogni dettaglio al suo interno. Il progetto iniziale è del 2007, l’anno di inizio costruzione il 2012.
Con una superficie di quasi 84mila metri quadrati e un’altezza complessiva di 93 metri, The OPUS è concepito come due torri separate che si fondono in un unico insieme, prendendo la forma di un cubo e ha la particolarità di assumere un’identità diversa in base al punto dal quale lo si osserva, mostrando due prospetti che raccontano altrettante storie costruttive.

Al centro del cubo, quasi scolpito, è stato progettato uno spazio vuoto a forma libera alto otto piani delimitato da superfici fluide, in contrasto con la precisa geometria ortogonale del cubo circostante.

La facciata della parte vuota è una superficie di 6.000 mq progettata attraverso la modellazione digitale 3D ed è stata realizzata con 4.300 elementi di vetro piani, a singola o doppia curvatura.

Le due torri insistono su una base comune e si riuniscono solo in parte nei piani superiori attraverso un ponte asimmetrico in acciaio alto tre piani e posto a 71 metri dal suolo.

E’ proprio la tensione fra la facciata esterna rigorosamente rettangolare e l’effetto organico della cavità interna a conferire all’edificio il suo carattere unico.
Le facciate esterne sono costruite con vetrate trasparenti e isolanti con motivo a specchio, a doppia pelle di vetro, con un rivestimento protettivo dai raggi UV e un motivo che protegge gli spazi interni dall’irraggiamento solare eccessivo animate da schermi solari puntinati e specchiati sulla superficie esterna.
Questo motivo riportato intorno all’edificio enfatizza la forma ortogonale del cubo, ma nello stesso tempo alleggerisce il suo volume grazie al gioco continuo di luce, fra riflessi e trasparenze, in contrasto con il volume vuoto interno a forma libera con vetrate blu scuro che di notte si illuminano con luci a LED. Proprio per la sua peculiarità di riflettere la luce diurna e la particolare illuminazione notturna dei LED la costruzione si è guadagnata il termine di “edificio che non dorme mai”.

La ventilazione e l’illuminazione degli ambienti interni è regolata automaticamente da sensori che permettono di ridurre gli sprechi energetici.
L’interno dell’ OPUS ospita il nuovo ME Dubai, un hotel cinque stelle della catena spagnola Melia Hotels International con 74 camere e 19 suite, a questo si aggiungono 12 ristoranti, 5200 metri quadrati di uffici, caffè, bar sul tetto oltre al famoso ristorante giapponese robatayaki Roka e The Maine Land Brasserie.
Per gli interni dell’hotel ME Dubai sono stati utilizzati i mobili firmati da Zaha Hadid Design, come i divani e le sedute dell’atrio, i letti e gli arredi delle suite. Progetti che interpretano e proseguono quella ricerca di linee fluide che caratterizza tutta l’architettura di Zaha Hadid.




Il nuovo hotel è quindi l’unico al mondo che può vantare la firma dell’architetto anglo-irachena, scomparsa nel 2016, sia per il progetto architettonico che per interior design.
Attualmente le costruzioni di Zaha Hadid sono ovunque nel mondo, attraversano fiumi, strade e piazze oppure si distendono alle pendici di altopiani russi o in cima alle montagne. Apparentemente senza peso, nonostante le importanti dimensioni, sembrano fluttuare nell’aria, assumendo le forme del vento, del mare, della terra erosa, delle dune del deserto.
Fonti: Archdaily – Floornature – Zaha Hadid Architects
Per approfondire rimando ai miei precedenti articoli:
ZAHA HADID: un linguaggio architettonico di fluidità e natura
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