25 Agosto 2019

STORIA DELLE CORPORAZIONI E DEGLI ARTEFICI DEL LEGNO A MILANO


IL CONTESTO STORICO

Alla fine del ‘500 Milano era ancora sotto la guida degli Sforza che, come avevano fatto in precedenza i Visconti, continuarono a fare del Ducato di Milano un città con uno sviluppo economico senza precedenti: Leonardo, Bramante, Filerete e altri importantissimi artisti e intellettuali resero la corte di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este tra le più splendide d’Europa.

Purtroppo Spagna e Francia non erano lontane e il Ducato divenne ben presto obiettivo di scontro  e di contesa, trasformandolo in un territorio di conquista per tutti.

I 170 anni di oppressione spagnola furono un periodo molto buio: l’oltraggioso imbarbarimento feudalistico spagnolo era troppo lacerante e opprimente per i progressisti milanesi.                                                                                                  
Per tutto il ‘600 lo scenario milanese è a dir poco tragico: l’industria venne completamente distrutta da tasse esorbitanti, i dazi andavano di pari passo con le tasse e il  protezionismo esasperato, dato dalle attività corporativistiche, anziché valorizzare l’industria e l’artigianato fu la prima causa di un profondo dissesto economico e dal quasi totale allontanamento dalla città di ogni commercio di transito.

I conflitti ispanico-francesi (seconda guerra del Monferrato) non fecero che peggiorare la situazione, a Milano aumentarono i dazi e le requisizioni, e, in concomitanza di una terribile carestia che mise in ginocchio la Lombardia, arrivarono 30.000 lanzichenecchi in aiuto alle truppe spagnole, portando con sé il loro triste bagaglio di saccheggi e devastazioni nonchè il germe dell’ultima violenta peste. Quando nel 1632 la peste cessò, Milano si ritrovò decimata e con circa 40.000 abitanti contro i 130.000 del 1550 [A1], con le campagne incolte, l’artigianato agonizzante e il commercio paralizzato.

Seguirono in quegli anni altre sporadiche incursioni da parte dei francesi contro gli spagnoli fino al 1658 quando i francesi arrivarono fino a Porta Romana e gli spagnoli armarono anche i milanesi per difendersi.

Finalmente nel 1659, con il trattato dei Pirenei, Milano cessò di essere il pomo della discordia fra le varie potenze e seguirono  anni di relativa tranquillità, anche se l’autorità politica venne cancellata dagli odi tra le casate e rinati particolarismi.

Nel 1706 l’Austria occupò militarmente Milano, e possiamo dividere questa occupazione in due fasi: nella prima fase, con Carlo VI, la situazione  è sempre più gravosa, con vendite di cariche pubbliche, l’aumento ulteriore delle imposte con conseguente restringimento di tessuto industriale e la contrazione dell’agricoltura. Nella seconda fase, dal 1748 al 1796, sotto la guida di Maria Teresa D’Asburgo assistiamo finalmente a una serie di riforme: da quella fiscale con tributi diretti, a quella del catasto, dall’Amministrazione pubblica, a quella giudiziaria, finanziaria, economica e  l’istruzione pubblica.

 

LE CORPORAZIONI

Le Corporazioni delle Arti e Mestieri, talvolta denominate Paratici, erano nate con il compito di tutelare gli interessi dei loro associati per salvaguardare la qualità delle merci, dei servizi e la relativa corrispondenza dei prezzi; esse avevano rendite proprie, nonché statuti e governo, determinavano il massimo di lavoro che un associato potesse assumere e il numero di lavoranti che un maestro poteva avere, sostenevano opere di beneficenza e di mutua assistenza, gestivano ospedali e spesso anche chiese col relativo santo patrono che il paratico festeggiava con minore o maggiore solennità secondo la potenza finanziaria e la divozione dei membri [1].

 

Il PRIMO PARATICO

A Milano, il primo Paratico che raggruppava i lavoratori del legno e i carpentieri , è stato costituito in data 22 novembre 1385, in piena epoca viscontea. Nel 1459, durante il dominio degli Sforza, viene fondata la “Schola Magistrorum a lignamine Sancti Joseph Mediolani”, successivamente denominata “Università dei Legnamari” sotto il patrocinio di San Giuseppe, il cui statuto subisce diverse variazioni negli anni 1530-1554-1607-1611-1621-1687. [2].
Negli statuti vengono poste le condizioni e l’organizzazione del lavoro come cita il primo capitolo del primo statuto: “ Primo: che tutti li Magisteri di legname de la Citade, Borghi e Corpi Sancti de Milano voglia tengano bottega, o non, si intendano et siano reputati scholari de la schola dela capella de sancto Joseph quale è ordinato debia essere facta o sia serà constructa nela giesa mazore de Milano, cioè a payro et disotto dela capella deputata al collegio di Notari, et quale capella de sancto Joseph et suoi beni et de dicta schola debiano fir gubernati regulati et administrati tantum per essi scolari prout infra”.
Inoltre, alla festa di San Giuseppe, “patrone de la dicta arte”, dovevano venir pagati dieci soldi imperiali da parte di chi avesse “bottega” mentre solo cinque da chi non l’aveva. [3]

Questa corporazione, abbastanza potente, comprendeva, oltre ai falegnami e carpentieri anche tornitori, intagliatori, scultori del legno, intarsiatori, fabbricanti di seggiole e altri “lavoratori del legno” .

Nel censimento del 1610, ancora in epoca spagnola, i legnamari presenti nella città di Milano sono 140 mentre gli abitanti sono 125.000. [4]

In una grida datata 8 marzo 1767, non solo sono elencati alcuni settori conglobati nell’Università dei Legnamari, ma è anche percepibile quanto fossero ferree e costrittive le regole della stessa Università: “ ….. come pure vada a fare qualsivoglia Invenzione contro qualsiasi persona, che tiene Bottega di Legnajuolo, Lavoratori di Ebano, e di qualsisia Instromento atto a sonare, Fabbricatori di Carri di Carrozze, e Carrette, Segionari, Fabbricatori di Scocche di carrozze, Archibuggiari, Scatolari, Legatori di Balle o siano Imballatori, Fabbricatori di Mollini, e Folle, Vascellari e qualsisia altro che tiene qualsivoglia genere di esercizio soggetto alla giurisdizione di detta Scuola non descritto per Maestro in detta Arte, e che prima non ha fatto la sua prova, e non ha pagato il prezzo, ed onorario a tenore della disposizione de’ Statuti di detta Scuola , come pure quelli che tengono nella loro Bottega Lavoranti, e Garzoni non descritti nella stessa Scuola alla forma de’ Statuti di essa……” [5]

 

DOCUMENTI

Il recente esame di una serie di documenti conservati presso l’Archivio Storico di Milano, già in parte noti agli studiosi, consente di precisare il contesto in cui le corporazioni si sono evolute e successivamente soppresse.

I Concari

Il 4 marzo 1690 i Tornitori Concari si distaccano dall’Università dei Legnamari per formare una propria corporazione, l’Università de Mercanti Tornitori Vascolari chiamati Concari della città di Milano, con una separazione netta dai Tornitori come è chiaramente descritto all’inizio dello statuto: “La Professione di fabbricare vasi di legno al tornio necessari per il vitto umano stimata delle prime dopo la creazione del Mondo e che la necessità dei simili vasi sia fatta la prima Invenzione del Tornio” .
Anche questa corporazione nasce sotto il patrocinio di S. Giuseppe e anch’essa, al primo capitolo del suo statuto cita: “ Che ogni anno il giorno di S. Giuseppe, sotto la cui invocatione & protettione resta applicata la detta Università, s’habbino la mattina da congregare nel luogo………”
Alla fine dello Statuto troviamo anche un elenco di lavori che potevano venir eseguiti: “Nota delle opere comuni, quali potranno essere fabbricate di legno ordinario tanto dai Legnamari e Tornitori ad essi aggregati, quanto dai Concari: Rocchetti per le carrozze, Molinelli per la cioccolata, Bugie e ossi da giocare, Bussole per Chiese, Candelieri per le medesime, Lampadari, Brazzi per festini, Giochi da scacco, Pedine da sbadaraglino e bussolotti, Opere per eserciti militari, Manici di sigilli, Biroli intorniti, Flauti e cifoli, Balette di legno per il trucco e altri strumenti per il medesimo Cornici di reliquari fatti al tornio, Lampade tornite, Teste di parrucche, quali essendo intagliate spetteranno solo ai Legnamari” [6]

Gli Intagliatori
In data 22 aprile 1728, già in epoca asburgica, anche gli Intagliatori si scindono dall’Università dei Legnamari e fondano “L’Università degli Intagliatori ossia degli Scultori del legno” sotto il patrocinio di San Luca, patrono delle Belle Arti.
Nel capitolo IV dello Statuto (1732) si legge: “Che tutti li Maestri Intagliatori o siano Scultori nel legno della Città, Borghi e Corpi Santi di Milano, che di presente hanno Bottega, o che fanno tal Professioni in Casa, s’intendino, e siino tutti Scuolari di detta Congregazione sotto la sodetta Protezione di S. Luca, senza altra prova, o esperimento.” Nel trentesimo capitolo dello stesso statuto è evidente come le Università siano a loro volta oggetti di forti tassazioni da parte dello Stato [7]: “La detta Congregazione sarà tenuta a pagare annualmente per l’Estimo all’Eccellentissima Città di Milano lire quarantacinque secondo resta determinato con la medesima Eccellentissima Città , come appare da Ordine e determinazione fatta dall’Eccellentissimo Sig. Vicaro, con precedenza del Voto de Signori Sindici di detta Città del giorno 28 Dicembre 1728.” [8]

 

ABOLIZIONI E SOPPRESSIONI

Nella seconda metà del Settecento, le sorti delle varie Università sembrano volgere al peggio in modo piuttosto rapido. Due sono le principali cause scatenanti: da un lato, osserviamo che le Corporazioni impediscono e rifiutano in ogni modo l’adozione di nuovi metodi e nuove tecniche produttive e organizzative, mentre dall’altra un eccessivo carico fiscale, attuato secondo l’estimo del mercimonio, continua a essere ripartito tra le Corporazioni, senza gli opportuni aggiornamenti in funzione dell’effettiva quantità di merce lavorata, ragione per cui un settore in crisi continuava a venire tassato in base ai vecchi parametri.
A testimonianza delle gravi condizioni economiche nelle quali versavano le Università ci sono giunte alcune suppliche e istanze fatte sia dalle corporazioni che dai singoli artigiani. In un’ istanza del 14 agosto 1765, ad esempio, l’Università dei Tornitori implora “ un dato stabile con cui venga fissato il dazio a carro di legname, lavorato e non”. [9]
Di particolare interesse è il documento intitolato “Osservazioni fatte dal corpo degl’individui de’ legnamari sopra i libri e le scritture della loro Università esistenti negli atti del supremo real consiglio”. Non è nota la data di stesura, ma si presume sia stato redatto tra il 1770 e il 1773.

In esso vengono denunciati abusi di ogni genere: truffe ai danni della cassa dell’Università, aumenti di estimo, abusi di licenze; in pratica, le tasse, i dazi e il malcostume dilagante avevano indebitato in maniera irreversibile le Corporazioni. Le nuove riforme operate da Maria Teresa d’Asburgo [10] sanciscono definitivamente l’abolizione delle Corporazioni sia per i troppi debiti accumulati dalle rispettive Università, sia per una definitiva liberalizzazione delle arti e professioni stabilendo che possono essere soppresse le Università che trattano una professione che “ non interessa punto ne la fede, ne la salute, ne la sicurezza pubblica.” come si desume da una lettera del 12 ottobre 1772 [11] indirizzata al Conte Secco Commeno (qui citato come Secchi), Consigliere del Regio Ducal Magistrato Camerale dello Stato di Milano [12]

L’11 gennaio 1773 viene abolita l’Università dei Legnamari che si trovava in Contrada detta Della Spiga in Porta Orientale con i seguenti obblighi:
Primo, che si debba vendere la Casa di ragione dell’Università.
Secondo, che si debbano sodisfare i debiti, che tal Corpo si trova avere.
Terzo, che il rimanente prezzo si ponga sul Monte di Santa Teresa.
Quarto, che cogli interessi del prezzo medesimo ricavato colla vendita della Casa all’asta si soddisfi ai pesi stabiliti dall’Università, come lo sono la messa e l’Estimo.
Quinto, che per risparmiare la spesa d’amministrazione di tale sostanza si debba pagare la cartella medesima all’orfanotrofio con obbligo di convertire l’avanzo dell’annuo frutto a dotazione della scuola di Meccanica per la provvista de legnami
“ [13]

Il 21 febbraio 1774 vengono soppresse, con un unico atto, le ultime quattro Università: quella degli Intagliatori, insieme a quelle degli Spadari, Lanzari, Filoselari [14]

La soppressione del sistema corporativo manifesta i suoi effetti lentamente. Una forte ripresa dell’attività legata alla produzione di mobili e arredi, avverrà, su basi completamente rinnovate, solo attorno agli anni ’80 del Settecento.

Le attività artigianali,  commerciali e successivamente industriali verranno regolamentate dalla Camera di Commercio. Il resto è storia attuale.

 

Bibliografia:

[A1] Tabella estrapolata da “Le vie di Milano”

[1] Angelo Stroppa, Dai paratici alla Camera di Commercio (www.lo.camcom.it)

[2] AAVV, Corporazioni e gruppi professionali dell’Italia moderna – pag. 113 Ed. Franco Angeli 1999

[3] Enrico Cattaneo- I lavori in legno per le esigenze di culto – Artigianato Lombardo vol. 4 – pag. 82 e pag. 85

[4] Stefano D’Amico: Le contrade e la città. Sistema produttivo e spazio urbano a Milano fra Cinque e Seicento – Ed. Franco Angeli 1994 pag. 172 Tab. 15

[5] A.S.Mi.* Regesto Commercio, p.a. 256

[6] A.S.Mi. * Regesto Commercio, p.a. 256

[7] Nel 1583 per rimpolpare le casse dello Stato viene deciso di addossare ai mercanti una tassa proporzionale al loro giro d’affari e per facilitarne l’esazione viene dato l’incarico alle varie Corporazioni, le quali devono poi distribuire il carico tra i loro soci.. Nasce così l’imposta chiamata “Estimo da mercimonio” che rimarrà in vigore fino al 1755. In pratica le Università o Corporazioni assumono anche il ruolo di esattore per conto dello Stato. Ovviamente il controllo verso gli associati diventa sempre più stretto, per evitare la circolazione di merci o prodotti lavorati da parte di artigiani “non accorpati”. Questo status facilita l’incremento produttivo delle campagne, non soggette agli estimi cittadini

[8] A.S.Mi. * Regesto Senato, Deroghe 53

[9] A.S.Mi. * Regesto Commercio, p.a. 256

[10] Milano è occupata militarmente dall’Austria nel 1706. In una prima fase, con Carlo VI, la situazione è sempre più gravosa, con vendite di cariche pubbliche, aumento ulteriore delle imposte con conseguente restringimento di tessuto industriale e contrazione dell’agricoltura, in una seconda fase, dal 1748 al 1796, sotto la guida di Maria Teresa, assistiamo finalmente a una serie di riforme, da quella fiscale con tributi diretti, a quella del catasto, dall’Amministrazione pubblica, a quella giudiziaria, finanziaria, economica e l’istruzione pubblica.

[11] A.S.Mi. * Regesto Commercio, p.a. 256

[12] In base al nuovo codice teresiano, per poter accedere a qualsiasi carica pubblica nella città di Milano era necessario essere patrizi milanesi, il conte Francesco Secco Comneno ottenne il privilegio di patrizio il 19 luglio 1770- A.S.Mi. Codice Teresiano , foglio 50

[13] A.S.Mi. * Regesto Commercio, p.a. 256

[14] A.S.Mi. * Regesto Commercio, p.a. 256

* A.S.Mi = Archivio di Stato di Milano

 

©Giusy Baffi 2019 (pubblicato parzialmente su Antiqua.mi aprile 2008)

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