19 Settembre 2019

RAFFAELE MONTEPAONE racconta la bellezza delle donne calabresi


Raffaele Montepaone

Raffaele Montepaone è un fotografo vibonese che ha fatto della bellezza femminile il soggetto principale della sua fotografia. Le sue muse ispiratrici sono però le anziane donne calabresi con le mani e il volto solcato da profonde rughe le cui particolarità epidermiche vengono messe in risalto da un bianco e nero deciso, fortemente contrastato.

Il profilo di un’anziana contadina, i capelli trattenuti da decine di forcine, in un bianco e nero duro, assoluto e dagli alti contrasti, ha catalizzato la mia attenzione indirizzandomi nello stand di un giovane fotografo già molto conosciuto nell’ambiente fotografico: Raffaele Montepaone, nato a Vibo Valentia nel 1980, alto, magro, che con un sorriso disarmante mi racconta (penso che sia la sua millesima volta a farlo) di come è nato il suo progetto.

© Raffaele Montepaone

Un progetto che lo porta nell’entroterra della sua Calabria dove la gente è forte, silenziosa, schiva, gente dalle profonde radici contadine, eppure, ciò nonostante, riesce a superare le diffidenze degli abitanti, quei pochi rimasti, vecchi soprattutto, per fotografarli nella loro quotidianità, per fermare i loro gesti. Sono soprattutto le donne anziane a diventare le protagoniste assolute dei suoi scatti.

Volti di donne solcati da rughe, rughe profonde, rughe che raccontano la vita.

Dettagli, dettagli di mani incallite, deformate dall’artrosi, mani che parlano, che pregano stringendo rosari ormai consumati dal tempo, mani appoggiate al bastone, mani che hanno lavorato, amato, pregato, soccorso, accarezzato, vissuto.

© Raffaele Montepaone

Nelle mani e nei volti di queste donne, emerge la femminilità sempre e comunque, una femminilità che non appassisce nonostante gli anni, la femminilità colta nel gesto di acconciarsi i capelli, a volte in un sorriso appena accennato, altre con la bocca sdentata, aperta in una bella risata, che quasi a sentirne il suono.

© Raffaele Montepaone

l quotidiano immortalato, cristallizzato nell’atto della preghiera, del lavoro, nei gesti ancestrali, nel momento del sonno.

© Raffaele Montepaone

Nelle sue immagini riaffiorano luoghi senza tempo, dove il tempo è semplicemente sospeso e sembra che nulla sia cambiato, il set fotografico spesso è la casa delle stesse persone, una camera da letto semplice, spoglia, essenziale o un tavolo da pranzo con le tazzine da caffè e la fotografia dei parenti.

Impossibile immaginare queste fotografie a colori, il colore distrae l’occhio dell’osservatore, cancella il tempo fermato, congelato, dando una contemporaneità estranea.

Vorrei concludere con le parole che Raffaele Montepaone disse alla giornalista Claudia Stritof che lo intervistò per il MIA:

“L’interesse verso quei volti è nato da un incontro casuale con zia Concetta (così si faceva chiamare). Nel 2007 lavoravo come fotoreporter per un quotidiano locale, mi chiesero un servizio su Stilo, piccola perla dell’entroterra ionico-reggino e lì incontrai la prima protagonista dei miei scatti, una novantenne laboriosa, simbolo della tradizione religiosa e popolare di quel paese.

Inizialmente non fu facile fotografarla ma questo non mi turbò perché ero così affascinato dai suoi racconti che preferii conoscerla prima di ritrarla. Solo dopo un po’ di tempo maturò in me la consapevolezza che quello era ciò che volevo fare: rappresentare la bellezza e la grandezza della vita tramite quegli occhi e quei volti che nonostante i segni del tempo riuscivano ancora a stupirsi e a stupirmi.”

©Giusy Baffi 2019  (pubblicato su www.artevitae.it  – 8 giugno 2017)

© Tutte le foto sono di © Raffaele Montepaone e sono state reperite, a titolo esplicativo, in rete e possono essere soggette a copyright. L’uso delle immagini è  esclusivamente a scopo divulgativo. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

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