28 Luglio 2021

L’INSONNIA DI UN PAPA E GLI OROLOGI NOTTURNI


Ritratto di Alessandro VII – (Fabio Chigi) – 1660-1680 Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio – Olio su tela –
UN PAPA INSONNE

Come è possibile riuscire a prendere sonno con quel fastidiosissimo tic-tac dell’orologio in camera e come è possibile riuscire a vedere l’ora senza doversi scomodare per accendere il lume ad olio o la candela?

Questo era il dilemma nel quale si dibatteva un Papa che soffriva di un’incurabile insonnia.

Quel Papa era Alessandro VII (1655-1667), del casato dei Chigi, grande mecenate delle arti e delle scienze.

La leggenda narra che un giorno sbottasse infuriato davanti al suo Camerlengo il Cardinale Girolamo Farnese Come vorrei che qualcuno potesse inventare un orologio che mi consenta di discernerne l’ora anche di notte! Uno che non richieda lo sprizzare di un lume per vedere il quadrante; e uno che non produca un rumore senza fine, quell’agitar di ruote che mi tiene sveglio per il resto della notte!”.

Detto fatto.

Il Cardinale Farnese si rivolse quindi a Pier Tommaso Campani, l’orologiaio che si occupava della manutenzione degli orologi del Vaticano che ne parlò con i suoi fratelli Giuseppe e Matteo per “inventare” un orologio con i requisiti richiesti dal Papa.

 

I MUTI ORIUOLI – GLI OROLOGI SILENZIOSI

I fratelli inventarono quindi un quadrante particolare, traforato con le ore e i quarti in trasparenza che, illuminato posteriormente da una piccola lampada a olio oppure da una candela, rendeva visibili i numeri che scorrevano dietro una finestrella del quadrante. Il quadrante era solitamente in rame dipinto. Un foro nella parte superiore della cassa fungeva da “camino” permettendo la fuoriuscita del fumo.

La silenziosità venne risolta inizialmente sostituendo alla ruota di scappamento degli orologi a  molla un piccolo tamburo che ruotava su un piano verticale, a forma di scatoletta cilindrica di avorio divisa in quattro settori attraverso i quali  del mercurio passava rapidamente da uno all’altro regolando così il movimento.

Orologio notturno di Pietro Tommaso Campani, Carlo Maratta, Giacomo Hermann – Roma 1682 – Cambi Casa d’Aste

Il primo prototipo di orologio notturno silenzioso fu presentato al Papa nel 1656 che concesse ai Campani un “brevetto papale”, in pratica un riconoscimento ufficiale.

Poiché il mercurio usurava rapidamente il foro di passaggio, uno dei fratelli introdusse successivamente uno scappamento a manovella che funzionava tramite una biella, dando (come in quello a mercurio) un moto circolare continuo, utilizzando il pendolo come regolatore.

Ai fratelli Campani iniziarono ad arrivare richieste dalle varie corti, da nobili e alti prelati e gli orologi notturni divennero, nell’estetica, sempre più elaborati, a volte inseriti in splendidi stipi.

Orologio notturno, parte di uno stipo, Campani 1663 – Kunsthistorisches Museum – Vienna

La cassa in legno aveva la forma austera ad altare, dovuta principalmente all’origine ecclesiastica, spesso arricchita da lesene, colonne tortili, impreziosita da parti in bronzo fuso o cesellato, da inserti in pietre dure, corallo, avorio, opera di abilissimi ebanisti e scultori del legno, la mostra, ovvero il pannello frontale, era quasi sempre in rame dipinto ad olio da famosi pittori con soggetti di carattere religioso, o con simboli, allegorie, decorazioni floreali. Queste ultime eseguite in particolar modo a Roma dai pittori fiamminghi che vi transitavano in quel periodo.

 

Successivamente i Campani, che erano altrettanto abili nella costruzione di lenti producendo telescopi e microscopi, applicarono al meccanismo delle lenti a proiezione, utilizzando il principio della lanterna magica, in grado di proiettare le ore a parete.

Orologio notturno a proiezione – Giuseppe Campani – Roma 1669 © Hora

Nel corso del tempo gli orologi notturni vennero prodotti oltre che a Roma anche a Genova, Firenze, Milano, Bologna.

 

LA FORMA DEL TEMPO

“Il tempo è un bambino che gioca, che muove le pedine; di un bambino è il regno” Eraclito

Mostra La Forma del Tempo – Museo Poldi Pezzoli – Milano (foto Giusy Baffi)

Curata da Lavinia Galli, conservatrice del Museo Poldi Pezzoli, LA FORMA DEL TEMPO è una mostra di orologi notturni presso il museo Poldi Pezzoli di Milano che terminerà al 27 settembre,  imperdibile per i pezzi rari  provenienti per la maggior parte da collezioni private, quindi non più visibili al grande pubblico.

Il protagonista della mostra è il Tempo, partendo dal concetto greco  inteso come Chronos e Kairòs. Il primo indica il tempo nelle sue dimensioni di passato presente e futuro, lo scorrere inesorabile delle ore; il secondo indica il tempo opportuno, il momento propizio. L’uomo ha sempre cercato di dare una misura del tempo, cercando risposte nella matematica e nel cosmo.

La mostra inizia proprio con la riproduzione dell’Astrario di Giovanni Dondi, medico padovano amico di Petrarca che circa nella seconda metà del ‘300 realizzò il primo astrario, di misure monumentali:

un’opera dove potessero essere visti dall’occhio tutti i movimenti secondo la longitudine che gli astronomi assegnano ai pianeti, con i loro cerchi e le loro periodicità, dove possano essere indicate quelle numerose particolarità che i saggi insegnano e che l’esperienza mostra, dove si possa anche avere, ad ogni istante, senza alcun calcolo fastidioso, le posizioni di tutti i pianeti, i loro argomenti veri e medi, i loro centri medi, le loro auge e le altre coordinate, come se si fosse operato con le tavole, per quel medesimo istante, e tutto questo con una differenza infinitesima o, se ce n’è una, pressoché trascurabile.”.

Di forma ettagonale è realizzato da un insieme di meccanismi che consentono la rappresentazione su diversi quadranti del moto dei principali corpi celesti, secondo i principi dell’astronomia tolemaica (la terra immobile al centro dell’universo).

Astrario di Giovanni Dondi – Ricostruzione di Luigi Pippa (1963) – Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci – Milano

Fanno da corollario all’introduzione della mostra anche uno Svegliarore monastico risalente alla metà del XV secolo, alcuni cannocchiali d’epoca ed altre tipologie d’orologi.

Il tempo come protagonista, quindi, ed è proprio una lastra in marmo di un sarcofago di epoca romana del II secolo d.C. con la rappresentazione di Kairòs scolpita in bassorilievo che introduce il visitatore,

Raffigurazione del dio Kairòs – Torino Musei Reali – (foto web)

a cui fanno seguito due magnifici codici miniati del XV secolo e poi via via uno scorrere di dipinti, da Jacopo del Sellaio ad Andrea Previtali,

Ritratto di Uomo e sul retro Memento Mori – 1502-1504 – Andrea Previtali  – Museo Poldi Pezzoli – Milano – (foto di Giusy Baffi)

passando per un capolavoro di Tiziano Vecellio (prestito della National Gallery di Londra) “L’allegoria del tempo” dove oltre ai tre volti inquietanti  delle età dell’uomo, fanno da contraltare altrettante teste di animali che rappresentano  un giovane cane, un forte leone e un anziano lupo. Sul dipinto, poco visibile, trionfa la scritta “Ex praeterito praesens prudenter agit ni futura actione deturpet” (dal passato, il presente agisce con prudenza per non guastare l’azione futura.)

Allegoria della prudenza – Tiziano Vecellio – 1550 circa – National Gallery – Londra

Il tempo, le stagioni dell’uomo, il memento mori sono il fil rouge di questo particolare percorso espositivo.

Al centro della mostra c’è un busto in marmo di Bernini che ben rappresenta, con quel virtuosismo vitale e barocco che gli appartiene, la figura di quel Papa insonne, Alessandro VII al secolo Fabio Chigi (1599-1667) dal quale tutta la storia ebbe inizio.

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Papa Alessandro VII -1657 – collezione privata in mostra ©Museo Poldi Pezzoli (foto Giusy Baffi)

Gli orologi notturni sono spettacolari, le mostre in rame dipinte ad olio sono di Bernardino Mei, Giminiani, Onofri, Trevisani, Gaulli detto il Baciccio, Ciro Ferri del cui dipinto è possibile vedere anche il disegno preparatorio per poi concludere con dei pezzi rarissimi, posti in una sala apposita, dove non è difficile immaginare il soffitto trasformarsi in cielo stellato proiettato da un capolavoro di arte, scultura ed ulteriore innovazione.

Orologio Notturno a proiezione (dettaglio) – Giuseppe Campani – Roma 1635 – Collezione privata – ©In mostra al Museo Poldi Pezzoli – (foto di Giusy Baffi)

Questi meravigliosi e rari orologi notturni, per  ragioni di copyright essendo quasi tutti di  provenienza privata, non è possibile mostrarli; non resta quindi che recarsi a questa mostra, unica in Europa per la sua caratteristica e fornita di un catalogo imperdibile, con l’introduzione di Umberto Eco.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA:

La forma del tempo – Catalogo mostra Museo Poldi Pezzoli – a cura di Lavinia Galli – Skira editore.

L’orologio notturno, un’invenzione italiana del XVII secolo” di Silvio A. Bedini, (“La voce di Hora”)

La misura del tempo: l’antico splendore dell’orologeria italiana dal XV al XVIII secolo- Giuseppe Brusa – Trento, Castello del Buonconsiglio, 2005.

La conquista del tempo. La storia dell’orologeria dalle origini ai nostri giorni: scoperte-invenzioni-progresso. Dominique Fléchon – Marsilio editore

A.A.V.V. Misurare il Tempo – Orologi del passato in collezioni private – Artioli editori

 

©Giusy Baffi 2021

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