23 Maggio 2020

IL GRIDO DELL’ARTE


Mi chiamo Arte, anzi voi mi chiamate Arte.

Ma mi avete offesa, vilipesa, menomata, trascurata, gettata, dimenticata.

Sono stata violata da mani irrispettose e incuranti di storia e cultura, di tradizione e memoria.

Adesso grido il mio dolore, chiedo la vostra attenzione.  Fermatevi! 

Risorgerò più bella e potente di prima perché solo l’Arte e la Bellezza salveranno il mondo. (Giusy Baffi)

Testo di Cristiana Zamboni  foto di Giusy Baffi

 

Noli me tangere (Bernini, Rio de la Plata) – ©photobygiusybaffi

In questo tempo in cui proviamo a destreggiarci tra realtà e finzione, c’è una costante nella mente dell’uomo che ritorna ad essere un suo ancoraggio necessario: il simbolo.

Tutta la storia umana è costellata di simboli, a cui, celati o no, si preservano tutti i segreti dall’antichità ad oggi, nel suo errato cammino verso il progresso. E mettere in fila, attimo dopo attimo, alcuni dei fotogrammi più significativi di Giusy Baffi ci svelano come la memoria accusa l’uomo moderno di tutti i suoi errori.

Fermatevi! (gargouille medievale) – ©photobygiusybaffi

“Il simbolo non è né allegoria né segno ma l’immagine di un contenuto che per la massima parte trascende la coscienza.”(Carl Gustav Jung)

Concordi o meno, la memoria è ciò che rimane del passato assumendo, essa stessa, le sembianze di un simbolo.

Simbolo di ciò che era l’essere ideale a cui ambivano gli antichi greci, ai grandi statisti che volevano rivoluzionare il mondo, agli idealisti che lo avrebbero ripulito restituendogli la sua naturale purezza d’aria, agli architetti del progresso, protesi nello sforzo di rendere la vita dell’uomo sempre più elevata fino a toccare i confini con il paradiso, per poi perdersi, inutile non accettarlo, in un vuoto senza limiti in cui si è smarrita l’infinita storia dell’umanità.

“Un simbolo può dirsi vivo solo quando è, anche per chi l’osserva, l’espressione migliore e più alta possibile di qualcosa di presentito e non ancora conosciuto. Solo cosi… esso giunge a generare e promuovere la vita.“ (Carl Gustav Jung)

Gettata (gruppo marmoreo abbandonato) – ©photobygiusybaffi

E quello che oggi ci rimane, quando cerchiamo  un angolo silenzioso in cui provare a metter pace tra occhio e cuore, è la consapevolezza che anche l’essere umano, altro non è diventato esso stesso il simbolo per eccellenza di ciò che il cammino verso il progresso ha deturpato ed eroso.

Si sta perdendo la storia e il filo del discorso sulla bellezza della vita sta cedendo il passo ad un vuoto in cui è inevitabile annegare.

Tradita (gruppo marmoreo abbandonato) – ©photobygiusybaffi

Possiamo provare ad indicizzare gli scritti di autorevoli letterati che, in tempi da sempre sospetti, hanno denunciato l’uomo moderno di specchiarsi in un’estetica senza canoni ed avvolta in troppa plastica. Illusioni create in serie e riprodotte con lo stesso numero di brevetto, indifferenti alle caratteristiche tecniche che, ovviamente, sono diverse per ogni individuo.

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.” (Umberto Eco)

L’uomo si perde in ogni epopea della storia, sempre e ciclicamente negli stessi errori quasi da sembrare più affettuosamente attaccato alla parte peggiore di sé, tralasciando l’inevitabile stupore per ciò che, nonostante tutto, è riuscito a creare.

Distrutta – ©photobygiusybaffi

La fotografia moderna lo simboleggia e  lo denuncia in un silenzio urlante attraverso la capacità di vedere nella, ormai rara, sensibilità di alcuni.

Il vero pregio delle foto di Giusy Baffi è fissato nei suoi scatti senza colore e senza confine. Attimi che riportano ad un passato andato e lasciato alla mercé del tempo, della muffa e dell’incauta considerazione dell’uomo; soggetti senza filtri e senza restauri, abbandonati in qualche angolo dimenticato perfino da Dio.

Foto che, già ad un primo sguardo veloce, sembrano solleticare il nostro daimon che, in tutta fretta, si presta a risvegliare la nostra congenita e remota memoria.

Siamo stati grandi e le mani di alcuni uomini di cui nemmeno si ricorda il nome, ci hanno lasciato l’abile segno per non dimenticarlo mai.

Vilipesa (gruppo marmoreo abbandonato) – ©photobygiusybaffi

Ma il progresso è quella diabolica e necessaria macchina che tutto si trascina dietro e, come in tutti i popoli che finalmente abbattono il loro oppressore, la vittima prescelta rimane tutto ciò che, simbolicamente lo ricorda.

Fare una fotografia vuol dire allineare la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere. (Henri Cartier-Bresson)

Violata  – (Venere seduta Igor Mitoraj) ©photobygiusybaffi

Il progetto di Giusy Baffi  si allinea e richiama istantaneamente all’arte di Igor Mitoraj, in cui le sue opere, si trasmutano da semplice ferro e bronzo, in monito per chi ha la necessaria sensibilità e coraggio di guardarsi da arcaico a contemporaneo, senza omettere mai nemmeno la piccola parte di verità, perfino quella più scomoda.

Ed è nel silenzio di un immagine che ferma il tempo, che elude lo spazio e riunisce tutte le dimensioni temporali, che si trova quella scomoda realtà che mette in luce l’errore umano nel far uso del progresso.

Dimenticata (gruppo marmoreo abbandonato) – ©photobygiusybaffi

“Ho la nostalgia di qualcosa di molto bello, di molto semplice, una sorta di paradiso perduto; ho bisogno di una certa bellezza, questa mi fa vivere.“ —  Igor Mitoraj

Un progresso che ha reso possibile la morte manifesta di una bellezza contemporanea, lasciando libertà di movimento ad un linguaggio criptico, elitario che, per lo più, allontana chi guarda, conscio solo della tremenda sensazione di solitudine che può preservare chi si sente inadeguato davanti a ciò che non comprende.

Vi prego (gruppo marmoreo abbandonato) – ©photobygiusybaffi

“La vera Bellezza ferisce. La vera Bellezza mette a disagio, è qualcosa che fa male; ma non per quello bisogna evitarla, anzi. Siamo un po’ tutti masochisti, in fondo, e l’atto più bello del masochismo è amare la Bellezza. Un sadico non può, amare la Bellezza.“ Mustafa Sabbagh

Nell’auspicabile silenzio a cui l’uomo può ambire, nella memoria che nell’intimo può provare a scovare e nell’umile sua asserzione di aver bisogno dell’aiuto di qualcuno capace di rendere visibile ciò che si preferisce nascondere, che subentrano doverosi fermo- immagine di Giusy Baffi a supportare la celata onestà fuori moda dell’essere uomo.

Luogo per eccellenza in cui la memoria preferisce cullarsi nell’attesa che la sua naturale grandezza e la sua bellezza possano tornare e risvegliare il daimon dell’umanità.

La storia, il sapere e l’arte, sono le uniche prove tangibili di quando il  vero progresso ha avuto voce in capitolo nel rendere grande l’umanità  e di come ancora  l’oracolo di un qualche dio disperso, possa presagire positivamente per la continuità della vita umana.

“Per mettersi in viaggio c’è bisogno della nostalgia di qualcosa.” —  Susanna Tamaro

Una continuità che ha bisogno di attingere il suo genio nella forza della storia e della nostalgia e nella consapevolezza di una  mancanza di sapere necessaria per  discernere la verità contemporanea.

Il tutto è facilmente raggiungibile grazie alle foto di Giusy Baffi che riportano ad un tempo lontano oramai  in balia di ragnatele e polvere, ma in cui vi è tutto il confortante colore che la memoria è lì, dormiente, in attesa di un coraggioso cavaliere che sappia e voglia risvegliarla.

Menomata (gruppo marmoreo abbandonato) – ©photobygiusybaffi

“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.” Pablo Picasso

Come le opere di Mitoraj, cosi le immagini scattate da Giusy, non svicolano la realtà bensì l’aiutano a riemergere in tutta la sua bellezza.

Una bellezza che, seppur amputata e travolta dalle passate avanguardie, sopravvive per dimostrare la forza del progresso dell’intelletto e del talento umano.

L’uomo ha ancora la possibilità di vincere la sua causa contro la memoria che lo vuole incapace promulgatore di una vera evoluzione e mutilatore di antichi ideali, chiamando al banco dei testimoni chi, ancora, ha l’umiltà di non ritenere l’umano prodotto passato un oggetto da esiliare tra inutili ricordi in soffitta. La storia può far paura, può indebolire le coscienze contemporanee e metterle in difficoltà, senza mai dimenticare che l’ultima arringa spetta sempre alla difesa.

Una difesa che, se attuata in fretta e nella libertà della propria consapevolezza, approda alle foto di Giusy. Amuleti necessari per risvegliare l’onesto pensiero che può solo aiutare l’uomo a vincere tutte le sue battaglie, senza nascondersi e senza occultare la verità.

Risorgerò più potente che mai (Dioscuri, Roma) – ©photobygiusybaffi

Senza lasciare al progresso la possibilità di cancellare la memoria ma, anzi, diventarne orgoglioso sponsor, così che la bellezza possa ritornare ad essere l’eterno simbolo di ciò che siamo sempre stati.

“Certo, chi combatte può morire… chi fugge resta vivo, almeno per un po’… Agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso… siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi per avere l’occasione, solo un’altra occasione, di tornare qui sul campo, ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita ma non ci toglieranno mai la libertà!” – (Braveheart)

 

Questo è un articolo a quattro mani: Cristiana è bravissima nell’esprimersi con le parole, io spesso mi esprimo con le immagini, è stata un’idea spontanea, dettata da un’emozione empatica.

Con grande gioia vi presento Cristiana Zamboni, il suo universo è l’arte, dove spazia tranquillamente dall’antico al moderno, è una brava pittrice e ha fatto diverse mostre personali.

Cristiana nasce  a Milano il 25 giugno 1969, frequenta il liceo artistico di Bergamo, si diploma nel 1987, frequenta l’istituto d’arti grafiche e figurative San Calimero a Milano per la qualifica di Grafica pubblicitaria nel 1992. Contemporaneamente lavora come free-lance presso studi di grafica per progettazione cartelloni pubblicitari e libri per bambini. Collabora con diversi studi. Interior designer si specializza in Art – design. Collabora free-lance con studi di progettazione d’interni per la creazione di complementi d’arredo artistici e  per la creazione di quadri d’arredo, dipinge. Scrive articoli sulla storia dell’arte ed ha un blog su www.cristianazamboni.it

©Cristiana Zamboni 2020 ©Giusy Baffi 2020

© Le foto sono tutte soggette a copyright ©giusybaffi.  L’intento di questo blog è solo didattico e informativo. 

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