Nel Saadiyat Cultural District di Abu Dhabi, dove negli ultimi anni si è concentrata una delle più importanti operazioni culturali e architettoniche del Medio Oriente, il Zayed National Museum occupa una posizione particolare.

Progettato da Norman Foster e Foster&Partners, il museo è stato aperto al pubblico il 3 dicembre 2025. È il museo nazionale degli Emirati Arabi Uniti e racconta circa 300.000 anni di storia del territorio, dalle prime testimonianze della presenza umana fino alla formazione dello Stato contemporaneo.
Per un approfondimento sulla figura e sull’architettura di Norman Foster, rimando anche al mio precedente articolo dedicato all’architetto: https://www.giusybaffi.com/norman-foster-e-larchitettura-ecosostenibile/
Ma il vero interesse del progetto comincia prima delle collezioni. È nell’architettura, nella sua scala, nella struttura e soprattutto nel modo in cui Foster ha fatto coincidere immagine, ingegneria e condizioni climatiche del luogo.
Cinque strutture che definiscono l’edificio
L’elemento più evidente sono le cinque grandi torri d’acciaio che emergono dalla massa del museo.
Ispirate alle ali di un falco in volo, raggiungono un’altezza massima di 123 metri, facendo del museo la struttura più alta del Saadiyat Cultural District.
La loro forma non è quindi un semplice gesto monumentale.
Le torri sono concepite come veri e propri camini termici: sfruttano il comportamento dell’aria calda per favorire il movimento naturale dell’aria e contribuire alla regolazione climatica dell’edificio. La stessa struttura che caratterizza il profilo del museo partecipa dunque al suo funzionamento ambientale.
È un principio importante nell’architettura di Foster: la tecnologia non viene nascosta dietro l’immagine dell’edificio, ma entra direttamente nella sua espressione.
Le cinque ali sono contemporaneamente struttura, impianto ambientale e simbolo.

Una massa scavata nel paesaggio
Se le torri rappresentano la parte verticale del progetto, la base del museo è quasi l’opposto.
Il complesso, che supera i 56.000 metri quadrati, è inserito in una grande massa modellata come un paesaggio artificiale. La superficie esterna riprende idealmente la topografia degli Emirati e contribuisce all’isolamento dell’edificio, riducendo l’esposizione diretta al calore solare.
Il museo sembra quindi avere due nature.
La prima è terrestre, bassa, protettiva, quasi scavata nel terreno.

La seconda è verticale e leggera, affidata alle cinque strutture che si innalzano oltre il profilo dell’edificio.

Questa opposizione è fondamentale per comprendere il progetto. Foster non ha semplicemente collocato cinque torri sopra un museo: ha costruito una relazione fra massa e leggerezza, orizzontalità e verticalità, protezione e apertura.
L’acciaio come elemento espressivo
Le cinque torri sono il risultato di una complessa progettazione strutturale. La loro forma affusolata e inclinata produce un’immagine estremamente leggera, anche se dietro questa leggerezza si trova una struttura di grande complessità.
La scelta dell’acciaio permette di raggiungere le grandi altezze mantenendo relativamente esili i profili visibili.
Il risultato è interessante proprio perché la struttura non appare come una semplice armatura dell’edificio. È l’elemento che ne determina l’identità.
Da lontano le torri sembrano quasi cinque grandi lame che emergono dalla collina; avvicinandosi, la loro complessità costruttiva diventa più evidente.

Il museo cambia quindi aspetto a seconda della distanza: da grande figura nel paesaggio diventa progressivamente un insieme di elementi strutturali, superfici e connessioni.
Il clima entra nel progetto
Ad Abu Dhabi l’architettura deve necessariamente confrontarsi con il clima.
Il sole intenso e le temperature elevate rendono particolarmente importante il controllo dell’irraggiamento e della ventilazione.
Nel Zayed National Museum queste condizioni non sono state affrontate soltanto attraverso impianti meccanici. Sono diventate parte della concezione architettonica.
La massa paesaggistica riduce l’esposizione solare; le cinque torri funzionano come camini termici; la configurazione dell’edificio favorisce inoltre il controllo della luce naturale.
Il risultato è una strategia nella quale forma architettonica e prestazione ambientale coincidono.
È probabilmente uno degli aspetti più interessanti del progetto: ciò che a prima vista appare come una scelta estetica è spesso anche una risposta ingegneristica.
La luce come materiale
In un museo, la luce è naturalmente un elemento delicato. Nel caso di Abu Dhabi diventa ancora più importante per la forza del sole esterno.
Il progetto utilizza quindi la luce naturale in modo controllato, evitando che l’illuminazione degli ambienti dipenda semplicemente dalle grandi aperture vetrate.
Le cinque torri contribuiscono a creare zone d’ombra e a modulare la luce che raggiunge gli spazi sottostanti. La struttura, il paesaggio e le superfici dell’edificio lavorano insieme.
Questo produce un’architettura che cambia durante la giornata.
Non è soltanto il colore della luce a modificarsi: cambiano la profondità delle ombre, la percezione delle superfici e il rapporto visivo fra le torri e la massa dell’edificio.
L’organizzazione del museo
Gli spazi espositivi sono distribuiti su due livelli, con sei gallerie permanenti dedicate alla storia degli Emirati e una galleria per le esposizioni temporanee. Il percorso attraversa circa 300.000 anni di storia e utilizza oltre 1.500 oggetti, tra reperti archeologici, manoscritti, manufatti e testimonianze della cultura emiratina.
L’organizzazione interna non è quindi quella di un unico grande ambiente museale.
Il visitatore attraversa una successione di spazi e gallerie che si sviluppano all’interno della grande struttura paesaggistica, mentre le torri costituiscono il riferimento costante dell’architettura.
Il rapporto fra gli spazi chiusi e quelli più aperti contribuisce alla percezione della scala del complesso: il museo può essere monumentale senza essere costituito da un unico ambiente monumentale.

Il falco: simbolo e struttura
Il riferimento al falco potrebbe facilmente trasformarsi in un elemento puramente scenografico.
Foster sceglie invece di portarlo dentro la logica costruttiva dell’edificio.
La falconeria appartiene alla tradizione degli Emirati e costituisce uno dei riferimenti culturali associati a Sheikh Zayed, al quale il museo è dedicato. Le cinque ali trasformano questo riferimento in una struttura contemporanea.
È un passaggio interessante: non viene riprodotto un oggetto della tradizione, ma ne viene interpretato il movimento.
La forma delle ali suggerisce infatti un gesto dinamico. Non sono cinque torri verticali convenzionali: sono elementi inclinati, aperti e slanciati, che sembrano trovarsi in una condizione intermedia fra la stabilità dell’architettura e il movimento del volo.
Questa ambiguità dà all’edificio gran parte della sua forza.


©Foster&Partners
Zayed National Museum e Saadiyat
Il museo acquista un significato ulteriore nel contesto del Saadiyat Cultural District.
A pochi passi si trova il Louvre Abu Dhabi di Jean Nouvel, (https://www.giusybaffi.com/jean-nouvel-archistar-del-nostro-tempo/ ) mentre il Guggenheim Abu Dhabi di Frank Gehry è previsto per l’11 dicembre 2026. Il distretto riunisce inoltre altre importanti istituzioni culturali, tra cui teamLab Phenomena Abu Dhabi e Natural History Museum Abu Dhabi.
Il Louvre di Jean Nouvel costruisce la propria identità attraverso la grande cupola e la luce filtrata dalla sua trama geometrica.
Norman Foster affida invece il carattere del museo alla struttura verticale delle cinque ali e al rapporto fra la massa terrestre e il cielo.
Gehry proporrà un’altra soluzione ancora, fatta di grandi volumi e forme scultoree.
Il risultato complessivo è quasi un’antologia dell’architettura contemporanea concentrata in un unico distretto.
©Giusy Baffi settembre 202
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